12 | 12 | 2019

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Referendum Passigli, si sfilano Cgil e Sel. Di Pietro per il Mattarellum

Il 19 luglio direzione del Pd per rilanciare il cosiddetto modello ungherese

europaquotidiano.it 8 luglio - Ma insomma, noi abbiamo ben altre priorità, «qui in Cgil non se ne sta occupando nessuno». Clic. Dipinta da settimane come l’invincibile armata a sosostegno del referendum Passigli, emerge adesso che il sindacato di Susanna Camusso non ha intenzione di infilarsi in una partita complicata, ben diversa da come le si era prospettata.
 
La Cgil si sarebbe spesa in un contesto completamente diverso da quello che effettivamente sta venendo fuori: avrebbe senza dubbio partecipato ad un movimento referendario riformatore, sulla scia dell’“onda” delle consultazioni popolari di metà giugno su acqua pubblica e nucleare, si sarebbe inserita senza se e senza ma nell’operazione anti-Porcellum, ma nel senso di una spinta al rinnovamento della politica e del recupero delle sue trasparenza e moralità, soprattutto dentro un quadro unitario delle forze progressiste. Nulla di tutto questo, invece. E giorno dopo giorno le perplessità sono cresciute.
Questi dubbi sono stati al centro di una riunione che si è tenuta mercoledì pomeriggio. Poche le informazioni al riguardo, se non le parole un po’ infastidite e un po’ sorprese riportate all’inizio di questo articolo con cui viene espresso un sostanziale disimpegno. Ma non è difficile ipotizzare che le quotidiane prese di distanza dal “Passigli” da parte di quasi tutti gli esponenti del Pd (seppure con accenti diversi) ha fatto la differenza. Per ora dunque l’impegno proporzionalista di corso d’Italia resta un’incognita. Così come si registra qualche ripensamento anche presso alcuni degli intellettuali che si sono schierati col referendum Passigli, probabilmente indisponibili a spalleggiare una battaglia di parte.
Un processo analogo è maturato anche nel partito di Nichi Vendola, considerato sin qui (dai giornali) come favorevole all’iniziativa referendaria per il ritorno al proporzionale. Ma così non è. Ieri Gennaro Migliore, uno dei principali dirigenti di Sel, ha incontrato Arturo Parisi, fra i capi del movimento referendario alternativo, quello per il ripristino del Mattarellum. Non c’è nulla di definitivo ma di certo Sel non solo non sosterrà il “Passigli” ma anzi, secondo certe previsioni, potrebbe persino appoggiare il referendum pro-Mattarellum una volta che la strada parlamentare si fosse dimostata impraticabile.
La notizia forte di ieri tuttavia non riguarda Vendola ma Antonio Di Pietro.
Come Europa aveva scritto tre giorni fa, Idv non ha dubbi sulla difesa del bipolarismo e del maggioritario. Di Pietro, che è soprattutto uomo d’azione, ha pensato bene di incontrare anch’egli i leader “mattarellisti”.
Di buon mattino, a Montecitorio, il capo di Idv ha parlato con Castagnetti, Parisi e Veltroni per assicurare «l’impegno» alla causa del suo partito, il che può cambiare radicalmente le cose per il semplice fatto che Idv ha già dimostrato di essere un’ottima “macchina referendaria”: con un suo convinto impegno la raccolta di 500mila firme entro il 30 settembre non dovrebbe essere un problema. È confermato che i due quesiti pro-Mattarellum verranno portati lunedì in Cassazione, dei politici ci sarà il solo Parisi insieme ai giuristi che hanno lavorato alla proposta referendaria e singoli cittadini. Nei giorni successivi poi verrà costituito il comitato promotore.
Dal punto di vista del dibattito interno del Pd, ieri Bersani ha ribadito che sulla legge elettorale «abbiamo le nostre proposte». Cioè quella già esaminata nell’ultima riunione del comitato politico e che sarà al centro della direzione del 19 luglio, il doppio turno a prevalenza uninominale con recupero proporzionale e diritto di tribuna (ribattezzata il modello ungherese) e che verrà depositata al senato. Però è chiaro che il 19 ci sarà una discussione politica più ampia sul profilo riformatore del Pd in questo campo.
E inoltre il segretario ha preso le distanze da come si sta sviluppando la polemica sul recente voto sull’abolizione delle Province: «Confondere i costi della politica con il tema delle istituzioni, come si sta facendo in una confusa discussione sulle Province, è un nonsenso. Di questo passo si potrebbe arrivare a reintrodurre la figura dei podestà, tanto per risparmiare».

Mario Lavia